Corrado Tocci

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Jobs Act

Jobs Act tra occupabilità ed occupazione

Dopo la approvazione del Parlamento, il Governo italiano ha approvato i decreti inerenti la riforma del mercato del lavoro che vanno sotto il nome di JOB Act.

JOBS Act, JOBS è un acronimo - Jumpstart Our Business Startups – Act. 

Il provvedimento mira a promuovere lo sviluppo di startup, semplificando una serie di procedure per le imprese, facilitando il reperimento di fondi. Offre una serie di agevolazioni alle imprese emergenti in crescita. L’occupazione, anche se non ne costituisce apparentemente il focus, rimane un obiettivo chiave del provvedimento, che mira a riaprire i mercati dei capitali alle imprese emergenti, a facilitare l’accesso ai capitali per imprese che creano occupazione, a favorire le piccole imprese, tratta anche i temi della flessibilità e della crescita. 

Il Jobs Act è il piano di riforme del Governo Renzi che coinvolge temi come il lavoro, il welfare, le pensioni e gli ammortizzatori sociali. Prevede infatti novità nei contratti, che saranno rivisti, riordinati, in alcuni casi è previsto il demansionamento per i dipendenti, cambiano alcune modalità di gestione di alcune tipologie di licenziamenti, la riforma degli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione e il trattamento di disoccupazione e la semplificazione dell'applicazione dei contratti di solidarietà.

Questo provvedimento è la naturale conseguenza di tutta una serie di teorie moderne sulla occupabilità come strumento competitivo individuale. Teorie molto interessanti ma che si fondano su dati come il continuo calo della disoccupazione, anche in presenza di chiari segni di rallentamento del tasso di crescita, nella convinzione che la domanda di lavoro riesce ad essere immediatamente reattiva agli andamenti del mercato grazie a forme di lavoro sempre più flessibili.

Le teorie evidenziano chiaramente come l’occupabilità diventa una responsabilità condivisa tra governi, aziende e lavoratori.

E’ evidente che le imprese non sono più in grado di garantire contratti a lungo termine e una carriera lavorativa per tutta la vita, è necessario ripensare anche il “contratto psicologico” e trasformarlo da accordo di tipo relazionale a accordo di tipo transazionale basato su obbligazioni più specifiche, monetizzabili e che richiedono un impegno limitato di entrambe le parti.

I nuovi criteri su cui si regola lo scambio individuo-organizzazione e che servono anche per valutarne il risultato sono diventati la produttività, la capacità di creare valore ed innovazione, la flessibilità ed il denaro.

Questi provvedimenti governativi focalizzano l’attenzione sulla occupabilità vista come precondizione per il successo lavorativo. 

Le teorie scientifiche che sottendono tali provvedimenti mettono bene in chiaro che la occupabilità in ogni caso non è in grado di garantire un impiego poiché è influenzata in gran parte dall’andamento del mercato del lavoro.

Nel mondo del lavoro globalizzato l’occupabilità è definita sempre più in base ad una serie di caratteristiche personali in grado di permettere all’individuo di incrementare le sue opportunità occupazionali e professionali e di gestire la propria carriera con successo.

Questi provvedimenti governativi danno delle indicazioni precise per cui le persone devono essere in grado di anticipare i cambiamenti futuri e agire di conseguenza, di fare una valutazione dei propri punti di forza e di debolezza, di monitorare il mercato del lavoro interno ed estero per rilevare le opportunità e le minacce aggiornando le proprie abilità in modo da soddisfare le richieste del mercato del lavoro.

Questa filosofia che sottende i provvedimenti governativi sul campo deve fare i conti con una visione economica finanziaria che: ritiene la diseguaglianza, anche se non giusta ed etica, ma efficiente ed addirittura indispensabile per il funzionamento del capitalismo; considera la diseguaglianza positiva perché crea gli incentivi al lavoro e all’investimento; induce i più ricchi a non rischiare, i quali invece di esser protagonisti di quell’etica protestante che li porta a lavorare sodo e a godersi con moderazione i propri beni, decidono, come il più delle volte avviene, di accumulare ricchezza trasformando le loro operazioni finanziarie da profit-making a rent-seeking.

Il Governo deve prendere atto che una tassazione maggiore riduce il reddito disponibile, i risparmi e di conseguenza gli investimenti, in sostanza più alte sono le tasse, minore sarà la propensione a creare lavoro e a investire.

Stante la situazione socio economica dell’Italia nuova occupazione può scaturire solo dal comparto micro e piccola impresa.

Ma per convincere i piccoli imprenditori ad investire occorre attuare la riforma della Pubblica Amministrazione, con la relativa semplificazione e chiarificazione della trasparenza degli atti amministrativi. Nei prossimi anni solo la piccola impresa potrà garantire nuova occupazione non a carico del bilancio statale. 

In conclusione da un lato i lavoratori devono abituarsi a cambiamenti continui all’interno della propria vita lavorativa e farsi carico della gestione proattiva del proprio percorso, dall’altro lato però lo Stato e le aziende non possono scaricare completamente questa responsabilità sugli individui ma devono supportarli e metterli in grado di gestire attivamente la loro occupabilità.


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