Corrado Tocci

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Alexis Tsipras e la crisi Greca

Atene: Scontro tra Governance e Democrazia

Quanto sta avvenendo tra la Unione Europea, diretta dalle istituzioni finanziarie mondiali, e il Governo greco dimostra quanto sia oggi difficile la coesistenza tra la democrazia, che garantisce il suffragio universale e la libertà d’espressione, e le politiche che stanno alla base dei sistemi di Governance. 

Il declino della forma di Stato Nazione e la globalizzazione hanno favorito lo sviluppo della “teoria della governance”, la cui origine va rintracciata nell’analisi delle attività intraprese dalle autorità politiche-finanziarie nel tentativo di modellare le strutture e i processi socioeconomici.

La politica basata sulla Governance rappresenta un nuovo modo di governare, distinto dal modello del controllo gerarchico e caratterizzato da un maggior grado di cooperazione e dall’interazione tra lo stato e attori non-statuali all’interno di reti decisionali miste tra pubblico e privato.

Del concetto di Governance il primo a parlarne fu nel 1979 l’economista Williamson durante la sua ricerca sui costi di transazione, e in particolare dall’analisi del mercato e della gerarchia quali forme alternative di organizzazione economica. In questa visione la Governance diventa una branca dell’economia politica.

Le politiche di governance tendono a definire gli studi empirici sull’elaborazione delle politiche, la definizione dell’agenda, la selezione degli strumenti, il ruolo della legge, il contesto organizzativo del Paese oggetto di intervento.

L’analisi dei risultati delle politiche degli anni precedenti focalizzarono l’attenzione sui diffusi insuccessi delle stesse politiche, e dimostrarono come questi ultimi non fossero solo conseguenza di errori nella pianificazione o di inefficienze delle agenzie responsabili della attuazione, ma anche della mancata accettazione e dell’ostinata resistenza da parte dei destinatari stessi delle politiche, così come della loro capacità di ostacolare o di sovvertire il conseguimento degli obiettivi programmati.

Tale presa d’atto comportò una prima importante estensione del paradigma iniziale. Fino ad allora esso si era concentrato sul «soggetto» della direzione politica, il governo, e sulla sua capacità o incapacità di guidare i processi socioeconomici; successivamente incluse anche la struttura, gli atteggiamenti e i comportamenti dell’oggetto del controllo politico.

Tutte queste politiche erano sorrette dalla convinzione che alla fine i principi del mercato e l’auto-organizzazione orizzontale potessero sostituire il controllo politico gerarchico. Questa aspettativa è fallita e ha fatto franare la colonna portante dell’ideologia politica del neo-liberismo, la convinzione che la deregolamentazione e la privatizzazione potessero stimolare la crescita e incrementare l’efficienza economica.

Questo modo di operare ha fatto passare in secondo piano le contraddizioni esistenti tra le regole che sorreggono il mercato e i principi che fondano la democrazia.

Il Sistema si è fermato ai criteri che sono a fondamento della governance, la quale si è limitata alla analisi delle forme di cooperazione orizzontali finalizzate alla autoregolamentazione sociale e alla produzione di politiche settoriali.

Questo tipo di politica avrebbe dovuto favorire, in una logica di società policentrica, una autoregolamentazione sociale, il tutto entro un quadro istituzionale riconosciuto dallo stato, al quale rimaneva il diritto di ratifica legale, il diritto di imporre decisioni autoritative qualora gli attori sociali non giungessero autonomamente ad alcuna conclusione e il diritto di intervenire con un’azione legale o esecutiva.

Attualmente nella Unione Europea i fondamenti di questa teoria si sono dimostrati insufficienti e lacunosi.

La crisi ha messo in evidenza tutte le carenze emerse nell’ambito delle politiche nazionali come l’interesse prioritario degli Stati per la politica interna e l’attenzione esclusiva al consenso locale ottenuto dalle politiche proposte.

La teoria della Governance si era occupata fino a quel momento di sistemi politici che possedevano un’identità precisa, un confine chiaro e un’appartenenza definita fondata su specifici diritti e doveri. Questo tipo di approccio si è dimostrato incapace di affrontare i problemi posti dall’integrazione europea e specialmente dalla globalizzazione.

La decisioni prese a livello europeo influenzano le condizioni per efficaci politiche interne agli stati, e allo stesso tempo restringono i margini di scelta di politiche specifiche per i contesti nazionali. I governi nazionali perdono il controllo, tale perdita non dipende però soltanto dallo spostamento di competenze legislative e regolamentari dal livello nazionale a quello europeo, ma il tutto deve fare i conti con la integrazione dei mercati europei e il graduale dissolvimento dei confini economici nazionali.

Per le economie nazionali ne derivano una concorrenza più intensa e una maggiore e crescente mobilità del capitale produttivo e finanziario, e ciò crea nuovi problemi: per i regimi fiscali e per le politiche di tassazione nazionali, per le politiche economiche interne e, non meno importante, per lo stato sociale, tematiche di fatto divenute centrali nella ricerca politologica.

Come metteva in evidenza nel 1999 Fritz Scharpf “Allorché gli interessi nazionali divergono, il che si verifica di solito per le decisioni che hanno conseguenze redistributive, la competenza tecnica da sola non riesce a legittimare gli interventi. Laddove le decisioni redistributive richiedono un accordo unanime, d’altra parte, il risultato è solamente lo stallo. Le decisioni con effetti redistributivi sono tollerate solo entro comunità stabili e solo se vengono raggiunte tramite procedure democratiche. L’Unione Europea non ottempera a nessuna di queste precondizioni: non è un sistema socialmente integrato, e difetta di un processo decisionale democratico su scala europea”.

La teoria della democrazia e la teoria della governance politica nazionale sono rimaste isolate l’una dall’altra. Allorché quest’ultima ha focalizzato la propria attenzione sulla cooperazione orizzontale e sulla politica delle reti, non ha tenuto nel giusto conto della ricaduta, sotto il profilo della responsabilità democratica, delle sue decisioni. Gli attori privati all’interno delle politiche di rete sono tipicamente privi di legittimazione democratica, e la cooperazione orizzontale e il negoziato che avviene nei networks non possono rappresentare certo un sostituto della democrazia.

Purtroppo ai nostri giorni le popolazioni rivestono solamente il ruolo di gruppi destinatari di una qualche politica pubblica.

E’ naturale che nel Paese dove è nata la Democrazia il capo di un Governo eletto democraticamente non può abdicare al suo ruolo di guida politica del popolo senza chiedere ad esso se è giunto il momento di rinunciare alla sovranità democratica statuale per lasciare le decisioni sul futuro del popolo greco a oligarchie economiche internazionali.

 

Corrado Tocci.


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