Corrado Tocci

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Amministratore Locale

Come giornalista vicino alla Democrazia Cristiana, ho sempre portato avanti e sostenuto quelle visioni economico sociali vicine alla cultura cattolico democratica, considerata in certi ambienti troppo vicina alla sinistra, perché troppo impegnata nel mondo del lavoro.

Il lavoro di cronista dell’Agenzia Giornalistica Montecitorio, accreditato presso il Comune di Roma, la Provincia di Roma e la neonata Regione Lazio, permetteva di conoscere e trattare quotidianamente i problemi dell’agenda politica regionale.

Questa posizione privilegiata favoriva l’assunzione di altri incarichi come la nomina a responsabile dell’ufficio stampa, in occasione delle elezioni regionali del Lazio del 1970, del candidato ing. Renato Di Tillo. Renato di Tillo, già assessore al Comune di Roma, insieme ad Amerigo Petrucci, ex sindaco di Roma, si era staccato dalla corrente andreottiana ed aveva aderito a quella dorotea, si presentava come candidato per essere eletto al Consiglio Regionale della Regione Lazio, la campagna elettorale era coordinata da Vittorio Sbardella. Il candidato venne eletto.

Alle successive elezioni politiche l’esperienza continuò con l’incarico a responsabile dell’ufficio stampa dell’on. Mario Gargano, anche lui eletto.

Ma la esperienza di amministratore locale iniziò per caso, era molto lontana l’idea di entrare in una lista per essere eletto in qualche Consiglio. Il caso volle che tornando da un convegno organizzato a Tirrenia dalla Associazione Tabaccai, passando a trovare i miei genitori, in un paesino della Sabina, mi imbattei fuori dal bar in una accesa discussione di alcuni cittadini, miei amici, sulla necessità di presentare una seconda lista alle imminenti elezioni comunali. Il problema da risolvere era che nessuno di loro voleva fare il capolista, mentre tutti evidenziavano la necessità che il paese avesse bisogno di più democrazia, nessuno trovava il coraggio di mettersi in prima persona per guidare il cambiamento desiderato. Il gruppo mi offrì di fare il capolista, la mia professione di cronista non mi lasciava molto tempo a disposizione, ma in quel momento mi tornarono alla mente i buoni propositi e le idee elaborate all’interno del Movimento studentesco ed accettai.

Alle elezioni ci confrontammo due liste civiche vicine alla Democrazia Cristiana. La lista da me capitanata perse per alcuni voti, alcuni volevano far ricorso avendo notata durante la notte in un seggio “troppo movimento”, alla fine si decise di accettare il responso delle urne.

Come capogruppo della minoranza venni nominato consigliere nella neonata IV Comunità Montana del Lazio. Questo nuovo organismo, sorto a seguito di una legge del 1971 che aveva sostituito i “Bacini Imbriferi Montani”, si proponeva di pianificare lo sviluppo dei Paesi facenti parte del territorio amministrato. Il ricordo di questa esperienza è molto positivo perché permise, con il supporto di giovani professionisti locali, di elaborare un piano di sviluppo, per l’intera Comunità Montana.

 


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