Corrado Tocci

Menù

Area Popolare Democratica

Con l’inchiesta “Mani Pulite” è iniziata la frantumazione dei partiti di governo e la conseguente diaspora di coloro che impegnati in politica facevano riferimento alle culture liberale, cattolica e socialista.

La dirigenza dei partiti messi sotto accusa si disperse e cercò di dar vita a piccole formazioni politiche. Una dirigenza messa sotto accusa da un sistema di comunicazione ben orchestrato dove alla fine erano colpevoli tutti quelli che appartenevano ad una certa visione culturale ed ideologica, anche se persone onestissime. Si salvò solo una corrente ideologica, quel periodo può essere considerato il prodromo delle successive “Politiche di Governance”, decise a livello internazionale, che hanno riguardato il nostro Paese.

L’unica componente culturale uscita quasi indenne dall’inchiesta “Mani Pulite” è stata quella comunista, la quale favorita dagli avvenimenti giudiziari e da un sostegno continuo di alcune componenti editoriali si apprestava a governare il Paese per mancanza di avversari politici. Nel frattempo le forze che sostenevano la “Governance” “tirarono fuori dal cappello” una aggregazione politica dove venivano accentrate tutte le forze di centro destra, superando le distinzioni ideologiche e culturali, mediante dei messaggi che ricordavano il dopoguerra e i tempi della guerra fredda.

Molti cattolici democratici, impegnati sui territori a sostegno dei governi di coalizione precedenti, non si riconobbero nel nuovo sistema politico così come era stato confezionato, si chiamarono fuori dai due schieramenti pur continuando la loro azione politica sui territori.

Molti di questi gruppi impegnati in politica facevano riferimento al mensile “Aggiornamenti Sociali” rivista dei Gesuiti di Milano diretta da padre Bartolomeo Sorge s.j.

Nel luglio del 1999 in un editoriale si affermava “E’ tempo di osare, di sperare contro ogni desiderio di abbandonare l’impegno politico. E’ tempo di progettazione. E’ soprattutto tempo di coraggio. I cattolici democratici non debbono avere paura di proporre al Paese un nuovo disegno politico per concorrere al suo rinnovamento, secondo i valori della libertà, della democrazia, della solidarietà.

Il paese ha bisogno di politici motivati, gente capace di vivere la politica come missione, come servizio, gente “libera e forte” che non costruisce progetti per la difesa di interessi personali, di gruppi di corporazioni. Non è il vecchio problema dell’unità politica dei cattolici, ma della capacità di esprimete una proposta politica dove insieme, cattolici e uomini e donne di buona volontà, i riformisti per il bene comune, sappiano trovare la strada per percorsi comuni avendo a cuore una nuova Italia, un’Italia democraticamente matura e solidale”.

L’Assemblea del 22 luglio del 2000 a Milano approvò la denominazione di “Area Popolare Democratica” in linea con le intuizioni di don Luigi Sturzo. Franco Mangialardi nominato Coordinatore federale, padre Bartolomeo Sorge s.j. Assistente spirituale, Corrado Tocci Segretario organizzativo, più i Coordinatori delle varie Regioni italiane.

A livello territoriale si cercava di stabilire rapporti con altre associazioni che perseguivano gli stessi scopi politico sociali.

Una associazione molto vicina era “Italia Popolare-movimento per l’Europa”, un’associazione politica e culturale fondata da tre parlamentari della Margherita: Gerardo Bianco, Alberto Monticone e Lino Duilio. Il movimento si proponeva di rappresentare il cattolicesimo democratico all’interno del centrosinistra raccogliendo la sfida per «una politica di qualità, partendo dal basso», puntando alla municipalità, presentando liste o appoggiandone altre che condividevano gli stessi obiettivi.

I due Movimenti iniziarono una collaborazione sistematica in preparazione delle elezioni politiche dell’aprile del 2008. Le rispettive rappresentanze territoriali furono invitate ad aggregare altre realtà locali significative sul piano etico politico.

Nello stesso periodo, l’8 febbraio 2008, gli onorevoli Bruno Tabacci e Mario Baccini fuoriuscivano dal partito Unione dei Democratici Cristiani di Centro e insieme a Savino Pezzota, ex segretario generale della Cisl, davano vita alla Rosa per l'Italia, nota in un primo momento anche come Movimento Federativo Civico Popolare o La Rosa Bianca, un partito politico italiano che si richiamava ai valori del cristianesimo democratico.

I coordinatori di Area Popolare Democratica e Italia Popolare ritennero che fosse opportuno apparentarsi con la Rosa per L’Italia in modo da presentare nelle varie circoscrizioni elettorali liste più forti e corpose.

Seguirono una serie di incontri dove si misero a punto la campagna elettorale e la presentazione delle liste, l’ultimo giorno utile per la presentazione delle candidature i tre fondatori della Rosa per l’Italia si incontrarono con l’on. Ferdinando Casini e attraverso l’apparentamento delle liste si garantirono tre posti nel nuovo parlamento.

Questa scelta fatta, a detta dei Coordinatori di Area Popolare Democratica e Italia Popolare senza il loro consenso, vanificò tutta l’azione politica fatta in quegli anni.

La dirigenza di Area Popolare Democratica si chiamò fuori dall’accordo e così fecero anche molti dirigenti di Italia Popolare.

Il risultato di quel modo di fare, da vecchia politica, è stato il tradimento dell’obiettivo fissato nella Assemblea costituente di Area Popolare Democratica dove si affermava che “Il paese ha bisogno di politici motivati, gente capace di vivere la politica come missione, come servizio, gente “libera e forte” che non costruisce progetti per la difesa di interessi personali, di gruppi di corporazioni”.

Quell’esperienza negativa è stata la causa della fine dell’esperienza politica di APD. Per memoria storica il sito viene mantenuto e non più aggiornato a www.areapopolaredemocratica.it

 

 


Richiesta Info