Corrado Tocci

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C’erano una volta i partiti di massa

I “partiti di massa” rappresentavano un punto fermo per i cittadini, significavano un tipo di società ben definita, dei percorsi chiari da seguire, degli obiettivi precisi da raggiungere.

I partiti di massa facevano riferimento alle ideologie che sostenevano i due blocchi, questo garantiva la reciproca conoscenza dei cittadini, per cui quando una persona incontrava l’altra, con grande approssimazione, sapeva a quale blocco appartenesse.

I due grandi partiti di massa italiana facevano riferimento, uno alla ispirazione cristiana, l’altro alla dottrina marxista.

I due partiti avevano una organizzazione completamente diversa, ma avevano in comune una caratteristica, la grande capacità di dialogo e interlocuzione con il popolo. Questo permetteva loro di conoscere in ogni momento gli umori “della pancia della società” e di fare proposte atte ad ottenere il consenso politico.

La diversità della organizzazione era anche un indicatore della diversa visione dell’uomo e della storia, mentre per la democrazia cristiana al centro c’era la persona che si era organizzata in funzione delle sue peculiarità e necessità, per i comunisti al centro c’era il partito, articolato sul piano spaziale dalla cellula di strada a quella di fabbrica, dal comitato di fabbrica alla sezione, per terminare con la federazione.

La Democrazia Cristiana poteva contare su tante organizzazioni che davano risposte ai bisogni di classi sociali di provenienza corporativa, questo anche grazie alla azione profetica di Giovanni Battista Montini che su incarico di Papa Pio XII diede vita all’ICAS – Istituto Cattolico di Azione Sociale – da dove si strutturarono tutte le organizzazioni di ispirazione cristiana, che fungevano da cinghie di trasmissione collaterali alla politica della DC, sia per quanto riguarda la gestione del consenso che la tipologia di risposte politiche ai bisogni della gente. All’interno dell’ICAS crebbero organizzazioni che rappresentavano esigenze precise, le ACLI per i lavoratori, l’ACAI per gli artigiani, l’UCIC per i commercianti, la Coldiretti per i piccoli proprietari agricoli, oltre alle Unioni delle professioni come quella dei Medici Cattolici e dei Giuristi Cattolici. Queste organizzazioni potevano contare sull’immenso “serbatoio umano” dell’Azione Cattolica e dei Laureati Cattolici.

Punto di forza del Partito Comunista era il suo apparato di base che aveva il compito di propagandare e sfruttare tutte le situazioni che mettevano in cattiva luce il Governo in carica, approfittando del disagio economico, del malcontento, organizzando polemiche politico sociali da ribaltare in forma sistematica anche nei luoghi più sperduti.

Con la cosiddetta Seconda Repubblica si è cercato di sostituire i partiti di massa con un tecnicismo elettorale, che favorisce  la nomina della classe politica e non la sua elezione, e obbliga visioni dell’uomo e della società diverse, alcune volte perfino contrastanti, a stare insieme, non per il bene comune ma contro “l’altro”.

Anche queste elezioni stanno dimostrando la inconsistenza della classe politica, che riesce ad organizzare tempeste di basso profilo nelle piscine, ma non è in grado di intercettare i bisogni della gente, e di volta in volta ipotizza tematiche elettorali di corto respiro, di nessun interesse generale, avulse dai problemi reali, agganciate solo alla sopravvivenza di una elite non più espressione del popolarismo e incapace di dare risposte concrete.


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