Corrado Tocci

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Celestino V e Silvio Berlusconi

Nei momenti bui della storia, quando gli interessi privati prevalgono sugli interessi generali, e le elite, preposte a garantire la continuità del sistema, non riescono ad esprimere progetti e uomini validi atti a guidare il cambiamento, si ricorre ad uomini a latere del sistema per abbassare il rischio che corre il proprio status.

E’ il caso di Pietro da Morrone, benedettino con la vocazione alla solitudine e all’ascetismo, che contro la sua volontà si ritrovo Papa.

Nel tredicesimo secolo la Chiesa cattolica viveva un momento molto complesso, dovuto alla lotta per la supremazia tra potere temporale e potere spirituale, e il Sacro Collegio composto da dodici cardinali, che poi divennero undici, uno morì di peste, fu chiamato ad eleggere il successore di Papa Nicolò IV.

Il Sacro Collegio era composto da cardinali di chiese romane e suburbicarie e risentiva delle lotte intestine della nobiltà romana.

A complicare la situazione ci si mise pure Carlo D’Angiò, re di Napoli, che doveva sistemare la diatriba con gli Aragonesi dopo l’occupazione della Sicilia a seguito dei Vespri Siciliani, e l’accordo doveva avere “l’imprimatur” del Papa.

I continui rinvii avevano favorito la crescita del malcontento sia popolare che del clero.

Anche Pietro da Morrone aveva predetto “gravi castighi per la chiesa” se non si fosse eletto a breve il nuovo Papa.

Il Conclave fu indetto nella città di Aquila, in piena seduta si presentò Carlo D’Angio, che venne cacciato, ma il messaggio ai porporati era stato chiaro.

Così Pietro da Morrone, non porporato, si ritrovò Papa con il nome di Celestino V.

L’elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice frate eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può essere spiegato dal proposito attendista di tacitare l’opinione pubblica e le monarchie più potenti d’Europa, vista l’impossibilità di eleggere un Papa su cui tutti fossero d’accordo.

Una delle ipotesi più accreditate è che i cardinali fossero pervenuti a questa soluzione pensando di poter gestire, ciascuno a modo suo, la totale inesperienza del vecchio frate eremita, guidandolo in quel mondo curiale e burocratico a cui era totalmente estraneo, sia per reggere meglio la Chiesa in quel difficile momento, sia per vantaggi personali.

La Basilica di Santa Maria di Collemaggio divenne sede operativa del nuovo papato che poteva contare sull’appoggio e la “consulenza” di Carlo D’Angiò.

Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica, atto che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300.

Celestino V indisse il suo primo e unico Concistoro, nel quale nominò ben 13 nuovi cardinali, tra i quali nessuno romano, quasi tutti francesi.

In questo modo Celestino V, su consiglio di Carlo d’Angiò, riequilibrò a suo favore il Sacro Collegio, dandogli una forte connotazione monastica benedettina.

Celestino V poi commise l’errore di trasferire la Curia dalla città di Aquila a Napoli.

Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina precipitò l'amministrazione in uno stato di gran confusione.

Solo dopo quattro mesi dalla sua incoronazione a Papa Pietro da Morrone rinunciò al pontificato per ritirarsi sulle sue amate caverne abruzzesi. Ma non era più un semplice frate benedettino amante della solitudine e dell’ascetismo, era un ex Papa che poteva essere strumentalizzato dalle varie anime della chiesa e per questo motivo il suo successore Papa Bonifacio VIII lo fece rinchiudere nella Rocca di Fumone in Ciociaria.

Silvio Berlusconi “è figlio” di quella borghesia milanese che con il boom economico si è fatta largo nel sistema economico italiano, ma il successo lo deve alla grande esperienza finanziaria fatta dal padre nella Banca Rasini, e grazie alla disponibilità finanziaria della famiglia e ai finanziamenti e alle fideiussioni bancarie ha iniziato la sua attività imprenditoriale nel settore edile.

In quegli anni della grande immigrazione dalle campagne, le grandi città, obbligate ad espandersi continuamente, favorirono l’arricchimento di centinaia di imprenditori edili, che in alcune città vennero chiamati “palazzinari”.

Nella sua attività di imprenditore del settore edilizio Silvio Berlusconi ebbe l’opportunità di entrare in contatto con il mondo della finanza che contava, sia svizzero che internazionale, tramite la Cisalpina Overseas Nassau Bank.

Nella fase discendente dell’espansione edilizia individua nel settore delle comunicazioni e dei media il nuovo settore per gli investimenti. La sua azione in questo settore ha apportato un grosso contributo per rompere il monopolio della RAI nel settore, anche con l’aiuto del governo guidato da Bettino Craxi.

Successivamente ha esteso la su attività al settore editoriale con l’acquisizione della Mondatori e di altre case editrici minori. Lo stesso ha fatto nei settori della grande distribuzione e delle assicurazioni.

Contemporaneamente, rispettando il costume nazionale che un imprenditore contava solo se era proprietario di una squadra di calcio, acquistò il Milan.

Non aveva mai dimostrato un grande interesse per la politica, se non, come costume dell’epoca, in cui ogni grande gruppo industriale aveva dei partiti di riferimento. In quegli anni instaurò uno stretto rapporto con Bettino Craxi e il suo nuovo partito socialista.

Tangentopoli fece parzialmente pulizia del sistema corruttivo presente all’interno dei partiti, l’operazione rischiava di mandare al potere uomini che avevano appartenuto al sistema comunista, Silvio Berlusconi per opporsi a tale eventualità decise di “scendere in campo” con il movimento politico Forza Italia.

Forza Italia ottenne subito un grande successo elettorale, grazie al voto di milioni di italiani che, pur apprezzando la “pulizia” fatta da tangentopoli, non volevano esponenti comunisti al governo.

La prima esperienza di governo fu breve e travagliata, per le incomprensioni sia con Bossi che con Oscar Luigi Scalfaro.

Nasce il bipartitismo, si attenua la democrazia diretta a vantaggio di un sistema elettorale che favorisce la nomina degli esponenti politici, sempre più ricattabili dai capi partiti.

Dopo l’esperienza negativa del governo guidato da Romano Prodi, la successiva tornata elettorale ha riportato alla vittoria Silvio Berlusconi.

L’Italia aveva bisogno di riforme, la gente ritenne che Silvio Berlusconi fosse l’uomo in possesso di conoscenze ed esperienze utili a modificare il sistema Paese per agganciarlo al carro europeo.

La “dote di conoscenze” accreditate all’uomo possono essere sintetizzate in questo modo: un uomo ricco non ha bisogno della politica per arricchirsi; un uomo che ha una grande conoscenza dei sistemi finanziari, avendo avuto la possibilità di vedere all’opera i più grossi finanzieri che hanno caratterizzato la seconda metà del ventesimo secolo, poteva benissimo “navigare” nel settore; le sue diverse attività imprenditoriali gli hanno fatto conoscere e toccare con mano le virtù e i vizi della burocrazia, con tutte le lungaggini e le strategie di blocco dello sviluppo economico; un uomo sfiorato dallo scandalo P2 ha avuto la possibilità di conoscere i pregi e i difetti delle lobby; il suo complesso rapporto con la magistratura gli ha permesso di conoscere i pregi e i difetti del sistema giudiziario italiano; la sua attività di editore gli ha permesso di toccare con mano i limiti di un sistema che ha portato alla caduta di credibilità dell’informazione in Italia; la sua vicinanza con autorevoli esponenti delle corporazioni professionali gli poteva permettere una evoluzione delle stesse in senso europeo; la sua formazione liberale gli permetteva di ridare al popolo la sovranità a danno delle oligarchie imperanti.

Queste erano le aspettative degli italiani che lo avevano votato, e nel momento in cui è arrivato l’ultimatum del “sistema internazionale” con la richiesta di un preciso elenco di riforme da attuare subito, gli elettori si aspettavano che Silvio Berlusconi prendesse “la palla al balzo” per dimostrare tutte le sue competenze e esperienze, invece ha preferito “passare la palla” a Mario Monti.

Come cittadini e come cristiani non possiamo che constatare l’ennesima dimostrazione della universalità dell’insegnamento biblico relativo ai personaggi di Erode e Pilato.

 

La storia ci dimostra che il giudizio su Celestino V non si basa tanto sul ruolo svolto agli inizi della sua vita, ma sulla sua mancata capacità di guidare con mano ferma il cambiamento in un momento difficile.

 

 


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