Corrado Tocci

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Dalla cultura del recinto alla cultura della prateria

La élite, da alcuni definita casta, che imperversa nel Paese preferisce suicidarsi storicamente piuttosto che prendere atto della fine di un modello di sviluppo che ha permesso ai padri di trasferire i debiti ai figli ed ai nipoti.

Questo trasferimento del debito è avvenuto mediante continui disavanzi di bilancio dello Stato. La élite è riuscita a far passare il messaggio che il debito dello Stato è degli “altri”, per me singolo cittadino è più vantaggioso accaparrarmi il piccolo vantaggio quotidiano che altrimenti non mi spetterebbe.

In questo modo la Casta è riuscita a spolpare tutto quello che era possibile, lasciando le macerie dietro di se; problema delle future generazioni, tanto i loro figli, per la maggior parte non vivranno in Italia, visto che la famiglia già li fa stare all’estero per studiare ed avviare attività economiche.

E questo non è un comportamento di destra o di sinistra, appartiene a tutti coloro che in gradi diversi hanno partecipato a spolpare il Paese, secondo quanto veniva loro concesso.

Il problema sarà: dei figli di quella piccola borghesia che dopo la seconda guerra mondiale aveva alzato la testa e degli italiani figli di immigrati.

Una accurata regia della comunicazione, dove si preferisce parlare di “fiction” e non di problemi sociali, non fa passare il messaggio delle centinaia di migliaia di piccole imprese, commerciali, artigiane e dei servizi, che in questi anni sono state costrette a chiudere, il Censis parla di quasi mezzo milione.

E’ ingeneroso attribuire tutte le colpe alla casta, molte colpe le abbiamo come cittadini che in questi anni ci siamo fatti irretire il cervello dalla burocrazia, per cui non siamo più in grado di passare dalla cultura del recinto alla cultura della prateria.

Come italiani siamo famosi nel mondo per la nostra fantasia, la nostra inventiva, la nostra intelligenza nel saper sfruttare tutte le nicchie socio-economiche che il sistema offre, questa è la cultura di chi sa vivere nella prateria, di chi uomo libero organizza la sua vita, il suo avvenire.

Purtroppo negli ultimi trenta anni, una attenta regia socio-politica, condivisa dagli uomini della politica e degli ordini professionali, sostenuti da un sistema sindacale di estrazione peronista, ha irretito tutte le iniziative che i cittadini italiani potevano proporre. Le iniziative si sono trovate a fronteggiare procedure e metodologie che non avevano la funzione di favorire la crescita e lo sviluppo ma di permettere alla élite di avere sempre tutto sotto controllo. Tutto questo con il sostegno di una Unione Europea guidata da uomini senza idee, tali da far apparire i burocrati come dei filosofi rivoluzionari. Speriamo che Schuman, Adenauer e De Gasperi ci proteggano.

Questa attenta regia ha ridotto molta parte dei cittadini italiani ad essere appendici di processi produttivi sempre più automatizzati che giorno dopo giorno hanno bisogno sempre di meno dell’apporto umano. E’ stato fatto passare il messaggio che coloro che conoscono un mestiere, che si sporcano le mani sono cittadini di seconda serie, come se il saper lavorare la materia per migliorare la qualità della vita delle persone sia un fatto degradante.

Una società che sbandiera il lavoro come diritto, senza più sapere quale è l’interlocutore, perché se dovesse essere lo Stato costoro debbono prendere atto che il comunismo è fallito e che il prossimo Stato Sociale dovrà essere sostenuto dalla sussidiarietà orizzontale tesa a dare vita a forme di solidarietà socio-economica, una volta alleggerito il pesante fardello della burocrazia parassitaria.


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