Corrado Tocci

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Elezioni Amministrative 2013, al voto i militanti delle oligarchie

In questa fase storica così difficile occorre ripassare dalla statistica alla realtà e avere il coraggio di guardarla in faccia in tutta la sua crudezza.

I cittadini romani che hanno diritto al voto sono 2.359.119.

I cittadini romani che sono andati a votare al primo turno sono 1.245.927.

I cittadini romani che non sono andati a votare al primo turno sono 1.113.182.

I cittadini romani che sono andati a votare al secondo turno sono 1.062.892.

I cittadini romani che non sono andati a votare al secondo turno sono 1.296.227.

Tra il primo e il secondo turno hanno votato 183.045 elettori in meno.

Al primo turno, tolte le liste Marino e Alemanno, le restanti liste hanno ottenuto 368.870 voti.

Tra il primo ed il secondo turno il candidato sindaco Marino ha preso 151.770 voti in più.

Tra il primo ed il secondo turno il candidato sindaco Alemanno ha preso 10.546 voti in più.

Nel secondo turno il voto complessivo delle restanti liste equivale al calo degli elettori e all’aumento dei voti delle due liste restate al ballottaggio.

I 151.770 voti in più della lista Marino provengono dalle liste del movimento 5 Stelle, dalla lista civica di Marchini e da Rifondazione Comunista.

I 10.546 voti in più della lista Alemanno provengono da una serie di liste civiche di orientamento di centro destra.

Questo è lo scenario politico della città di Roma dopo le elezioni amministrative.

Il dato più evidente che emerge dal primo turno di voto è che su 2.359.119 elettori solo 887.057 hanno scelto uno dei due candidati che avevano la possibilità di diventare sindaco della città. Gli altri elettori hanno cercato di portare avanti delle altre proposte non credendo ai due raggruppamenti maggiori o si sono dichiarati fuori, non accettando di essere rappresentati dai partiti e dai movimenti politici in campo.

 

I risultati elettorali evidenziano la crisi profonda non del sistema democratico ma di come dei gruppi si sono insediati all’interno delle istituzioni e il loro agire non riguarda l’interesse generale del popolo ma fasce ristrette di interessi che debbono continuare a garantire l’esercizio del potere.

La lista Alemanno ha perso perché la tipologia di elettore dei due schieramenti è antropologicamente diversa, mentre l’elettore comunista ingabbiato in una struttura mentale “quadri-massa” continua ad andare a votare cosa il gruppo ha scelto, l’elettore di centro destra è un elettore di opinione che non ama le scelte di campo definitive, per lui la scelta politica è meditata, il candidato si deve meritare il suo voto non con le promesse ma con le opere già realizzate.

Il grande successo della lista Marino si sorregge sullo zoccolo duro dei voti dei comunisti, dei radicali e delle frange estreme che oscillano tra i seicentomila e settecentomila voti, che hanno rappresentato da sempre il trenta, trentacinque per cento dei voti romani.

Il non voto dei cittadini non deve essere inteso come un distacco dalla democrazia o dalle istituzioni, il popolo è molto attaccato ai valori della nostra costituzione e ai padri costituenti, il popolo non può più sopportare i vari gruppi oligarchici che si spacciano per difensori degli interessi generali, mentre, poi, all’atto pratico si ingegnano per fare gli interessi di pochi, per poi mettersi momentaneamente da parte lasciando ad altri il ruolo, in modo da perpetuare il metodo.

Il vero pericolo che corre la democrazia è che 1.472.062 elettori romani su 2.359.119 non credono a come opera il sistema politico che amministra la città.

Questo senso di sfiducia non è addebitabile solo al livello locale ma si fonda sulla inconcludenza dei Governi degli ultimi anni che si fermano alle grandi enunciazioni o agli slogan, fermandosi a tematiche riguardanti emergenze che sono importanti, ma è importante pure guardare alle difficoltà quotidiane del cittadino “qualunque” che si sente abbandonato, che incontra difficoltà ad ottenere una sentenza e all’occorrenza una volta ottenuta la burocrazia che dovrebbe dargli attuazione trova mille cavilli per allontanare nel tempo la sua attuazione, che termina soccombente ogni qualvolta deve confrontarsi con pezzi della pubblica amministrazione.

 

 


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