Corrado Tocci

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Il declino dell’ideologia politica e la fine del comunismo

L’ideologia politica ha condizionato gli ultimi due secoli della storia mondiale. L’ideologia che ha impregnato di più gli avvenimenti del secolo scorso è quella marxista, per la quale è ideologica ogni concezione che voglia rivestire di idee e principi astratti la concreta realtà dei fatti quotidiani. 

Antonio Gramsci ha esteso il concetto per cui l’ideologia politica non deve essere il risultato di teorie astratte individuali, ma strumento di organizzazione delle masse, utile a raggiungere un compromesso tra interessi contrapposti.

Nel secolo scorso le ideologie hanno influito sulla politica intesa come quella attività umana, che si esplica in gruppi, il cui fine ultimo è di incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e immateriali.

Le ideologie politiche avendo visioni dell’uomo, della società e della storia, completamente diverse si sono affrontate nelle piazze alla ricerca del consenso necessario per governare. In Italia durante la prima repubblica è avvenuta la trasformazione per cui il rappresentante di un altro partito non è più un avversario, ma un nemico, si disconosce la sua legittimità come competitore nella lotta per il potere. Sono queste le dinamiche che hanno portato lo scontro politico in Italia a livelli sempre più aspri.

Il carattere rissoso della politica italiana non è però solo un fenomeno nazionale, è anche la spia di processi di delegittimazione dell'avversario che rimandano alla stessa natura del conflitto politico nella società contemporanea. Regimi e partiti politici sono stati spesso al centro di un'opera di delegittimazione messa in atto da avversari a volte inconsapevoli degli effetti degenerativi prodotti dal ricorso a tale arma, e sono state proprio le democrazie a subire i danni maggiori per tali azioni.

L'intolleranza è, dunque, uno dei segni che rendono riconoscibile l’azione politica del nostro tempo.

Ma bisogna anche evidenziare un'altra trasformazione di grande importanza, le ideologie del nostro tempo non hanno più un carattere prevalentemente politico sociale.

Si vive nel tempo delle ideologie culturali.

Non tanto per il ritorno delle istanze nazionalistiche ed etniche, ma soprattutto per il fatto che i temi centrali dell'etica pubblica contemporanea sono legati alle basi elementari dell'esistenza umana, cioè alla vita e alla morte, al sesso e al genere, alla salute e alla malattia, al lavoro e al consumo dei beni e, non da ultimo, al nostro rapporto con la natura.

 

Siamo di fronte ad argomenti che riguardano la cultura di fondo piuttosto che direttamente la cultura politica. Certamente questi temi vengono discussi anche in una dimensione politica e vengono presentati alla scelta pubblica, ma la loro natura originaria non è in senso tradizionale "politica".

Le grandi ideologie dell'ottocento e del novecento erano palesemente politiche. La loro pretesa era quella d'invadere la vita dei cittadini e di costituire il loro polo di attrazione dominante. In passato un militante era caratterizzato come uomo dal suo credo politico. Certamente aveva la sua vita privata, ma questa era irrilevante sul piano dell'etica pubblica. Oggi ci qualifichiamo per il nostro credo culturale.

L'obiettivo principale nella ricerca del consenso non è più collegato al primato della politica o della sfera pubblica, ma alla necessità di mostrare l'incidenza che l'appartenenza culturale ha nella costruzione dell'identità personale da portare all’interno di un partito. Sono queste le dinamiche che agitano il Partito Democratico in questi giorni, che hanno destato molto scalpore, per cui un partito considerato ancora “quadri/massa”, centrato sulla preminenza della ideologia politica, si scopre un partito aperto centrato sulla ideologia culturale, per cui la visione del quotidiano da parte del singolo è più importante del credo ideologico del collettivo politico.

Il nuovo Governo guidato da Enrico Letta dà l’impressione di essere figlio di questo cambiamento culturale. L’elemento qualificante è rappresentato dalla compagine di governo, che a prima vista sembra una compagine figlia di veti incrociati per cui i big dei vari partiti hanno deciso di fare un passo indietro.

Ma questa è una lettura ancora fondata sulla ideologia politica.

Se invece leggiamo la compagine governativa alla luce della nuova ideologia culturale che indirizza il consenso, questo governo è composto da persone espressione di esigenze culturali diverse che una volta messe insieme possono proporre le modifiche istituzionali che la società civile chiede da decenni. E il non ancoraggio ha ideologie predefinite permetterà di raggiungere gli obiettivi possibili che la situazione complessiva del Paese permette.

 


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