Corrado Tocci

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Discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il discorso moroteo del Presidente Mattarella

Le persone “giovani da tanti anni” ascoltando l’intervento del Presidente vi hanno ritrovato una metodologia politica tipica dell’analisi sociale di cultura morotea.

Le analisi politiche di Aldo Moro erano inclusive, riguardavano la società nel suo complesso, con grande attenzione alle frange sociali senza preconcetti di sorta.

Emerge chiaro il grande obiettivo del Suo settennato, quello di cercare di riportare nel contesto politico sociale il cinquanta per cento degli italiani che non vanno più a votare. Questa è la grande novità della politica italiana, il tentare di invertire la contestazione sociale del non andare a votare, che per il cittadino è l’unico modo di contrastare una classe dirigente considerata corrotta e inefficiente, ma che all’atto pratico favorisce proprio questa classe dirigente considerata corrotta e inefficiente che vede raddoppiato il valore dei sui voti elettorali grazie al tipo di legge elettorale e può, così, continuare quel tipo di gestione che il cittadino elettore vuole contestare.

Nel discorso del Presidente ritroviamo gli insegnamenti morotei peculiari anche di Piersanti Mattarella di chi crede in una società democraticamente equilibrata, organizzata secondo giustizia, finalizzata a rendere l’individuo sempre meno insicuro e indifeso rispetto ai poteri forti, alle innovazioni, alle istituzioni al potere statuale. Aldo Moro ci ha insegnato che “nessuna società avanza, nessuna raggiunge i suoi traguardi, i più radicali di giustizia, se la voce rigorosa della coscienza ed un senso autentico della comunità non collochino le persone nel giusto rapporto di solidarietà sociale” (discorsi Aldo Moro).

Nel discorso del Presidente è evidente la ricerca della solidarietà come concorso di diversi e fra distinti per individuare le condizioni di una possibile convivenza ordinata. Non per attuare o conservare una società ed uno Stato statici, chiusi, autosufficienti, ma per possedere riferimenti certi e comunemente accettati da cui trarre spinta per il futuro, verso un domani non obbligato, non definito, tutto da sperimentare; purché nella certezza da proseguire in progressione, di non tornare in nessun caso indietro. Solidarietà come singola autolimitazione di singoli e gruppi, onde conseguire traguardi più avanzati per tutti. Di qui la grande attenzione ad ogni posizione anche la più emarginata, perché anch’essa meritevole di cittadinanza completa e di coesistenza all’interno di una società variegata e complessa.

Lo stallo dell’attuale sistema politico e la non credibilità che ne deriva deve far prendere coscienza dei propri limiti a coloro che vogliono essere interlocutori politici della società e non portatori di interessi particolari, di essere disponibili a piegarsi verso le ragioni della nuova realtà, “che toglie la rigidezza della ragion di stato, per darle il respiro della ragione dell’uomo” (discorsi Aldo Moro).

Dal discorso del Presidente è emersa chiara una linea politica tesa a favorire l’apertura verso i nuovi soggetti politici e sociali; il riconoscimento di nuovi diritti commisurati ai diritti acquisiti e all’interesse della collettività; il rispetto di ogni ricerca capace di assicurare progresso e occupazione e, dunque, rigetto dei parassitismi, degli sprechi, della dispersione, questi secondo noi Popolari i punti qualificanti della linea alla quale il Presidente Mattarella ci ha invitato a partecipare per essere ancora una volta promotori di libertà, di tolleranza, di evoluzione. Uno stato dove il rigore non è fine a se stesso, ma come condizione per la ripresa dello sviluppo, per la ricostruzione di un ordine razionale capace di assicurare e governare la crescita del Paese, per lottare contro la disoccupazione, per difendere il lavoro, i meriti e le professionalità, per riportare efficienza nel sistema, per garantire spazi crescenti di imprenditorialità, di benessere reale e non fittizia di vera e diffusa libertà. 


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