Corrado Tocci

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La società informale e la cultura del provvisorio

La mancanza della volontà politica ad affrontare i veri problemi del Paese, aggiunta alla corruzione che sembra insita nel DNA del sistema, avevano fatto rimpicciolire gli orizzonti del popolo italiano diffondendo nei giovani la convinzione che per salvarsi dovevano andare fuori dall’Italia. Ieri l’Istat ha dichiarato che ci sono sei milioni di cittadini, potenzialmente impiegabili, divisi a metà tra coloro che non cercano più lavoro e coloro che il tipo di lavoro offerto non soddisfa.

Questa lettura della società italiana è figlia della cultura economica di una società post-fordista, dove la disoccupazione da elemento congiunturale diventa elemento strutturale, dove le parole d’ordine sono: incremento della produttività, il caso della Germania; riduzione del costo del lavoro, la delocalizzazione delle imprese; aumento dei profitti, l’impresa perde il suo ruolo sociale e si trasforma in uno strumento prettamente speculativo.

Il sistema economico occidentale è il tipico esempio di sistema basata sulla grande e media impresa, ma non ha niente a che fare con il sistema economico italiano dove il novantotto per cento delle imprese non supera i dieci dipendenti.

Il sistema economico italiano ha accettato questo modello economico occidentale perché sostenuto e portato avanti dal conseguente modello statuale, mutuato da Paesi con cultura socio-economica completamente diversa.

I dati Istat ci dimostrano che lo scollamento, perdurante da anni, della società civile dalla società politica è giunto al capolinea, e che la società civile si sta riorganizzando attraverso un sistema economico basato sulla economia informale, in attesa che il sistema politico risolva i suoi problemi e prenda atto della mutata situazione storica.

La maggior martedì questi sei milioni di italiani, che risulterebbero non attivi, hanno preso coscienza del loro status attuale e cercano di rifare il salto da sudditi a cittadini, dopo aver preso coscienza che non è andando a votare un elenco di nominati che si può parlare di democrazia.

Queste persone hanno deciso di dichiarasi fuori dal sistema vigente, pur rimanendo nella legalità, e riorganizzano la loro vita sociale ed economica, uscendo dalla società dei consumi, a vantaggio del senso di libertà riassaporato.

 

Milioni ci cittadini hanno ben chiara la loro situazione attuale, che debbono farsi carico della distruzione di ricchezza avvenuta in questi ultimi trenta anni, distruzione avvenuta tramite cattivi investimenti, progetti inutili, corruzione, appropriazione indebita, costituzione di società di nessuna utilità pubblica, distruzione del risparmio tramite investimenti bancari basati su carta, sta a loro, ai propri figli e nipoti, fare sacrifici per evitare l’ulteriore disastro del Paese.

Queste persone sono convinte che debbono fare sacrifici, ma lo faranno al di fuori dei modelli sociali e politici imperanti, la prima azione è quella di spostare l’attenzione dai consumi alla qualità della vita, ricominciando a fare un elenco di priorità, saltando il modello culturale imposto dalla pubblicità e dal marketing. L’altra certezza è rappresentata dalla convinzione che l’attuale sistema statale è funzionale solo alla burocrazia e a coloro che vi operano all’interno, mentre i benefici per i cittadini, soprattutto i più poveri, sono quasi equivalenti a zero.

 

La classe dirigente burocratica che guida il Paese con l’avallo della politica, deve prendere atto che sei milioni di italiani vivono nel sistema ma sono di fatto al di fuori del sistema, per cui incassare cinquanta euro per duecento giorni in un sistema di economia informale, equivale ad incassare centocinquanta euro al giorno per duecento giorni nell’attuale sistema economico. E in un momento che non circola moneta, se non per le banche, è più facile incassare cinquanta euro al giorno.

 

 


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