Corrado Tocci

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Mario Draghi

Le carenze e le omissioni nell intervento di Draghi

Nel pomeriggio del 26 marzo u.s. alla Camera dei Deputati, le Commissioni Bilancio, Finanze, Politiche U.E. hanno incontrato il Presidente della BCE Mario Draghi.

Il Presidente ha illustrato le politiche attuate ed il punto di vista della BCE sulla situazione generale della Unione Europea.

Come Popolari non possiamo che apprezzare l’analisi fatta dal punto di vista finanziario sui vantaggi su cui può contare il ciclo congiunturale derivanti dal calo dei prodotti energetici, dalle politiche monetarie espansive e dalle riforme strutturali.

Draghi sostiene giustamente che per favorire la crescita occorre aumentare le ore di lavoro e la produttività e che l’aumento della produttività può essere favorita o dall’ingresso di nuove imprese che utilizzano mezzi più efficienti o dalla riallocazione delle risorse di imprese già esistenti.

Condividiamo parzialmente la sua idea di sviluppo che si può raggiungere perseguendo tre obiettivi, la crescita, la finanza e le competenze. Mentre questa visione va bene al mondo finanziario come Popolari non possiamo accettare questa visione se non la integriamo con la continua ricerca della giustizia e l’equità sociale.

Condividiamo anche l’analisi sulla zavorra che dobbiamo trasportare come società civile italiana dove le imprese sono ostacolate dalla regolamentazione e da un trattamento fiscale penalizzante che scatta oltre certe soglie, sui tempi biblici delle procedure relative ai fallimenti, sulla lentezza della giustizia civile e che in Italia è necessario assicurare le azioni di contesto in cui operano le imprese, occorre assicurare regole certe e stabili, la tutela della legalità, il rispetto dei contratti, l’efficienza della Pubblica Amministrazione.

Capitolo a parte è quello di far affluire i capitali alle imprese, potendo contare su un settore bancario sano, in grado di espandere il credito, Draghi ritiene che i prestiti deteriorati debbono emergere rapidamente dai bilanci degli intermediari, ma la giustizia sociale impone anche di capire a chi sono stati erogati questi prestiti, se c’erano le condizioni per erogarli, evitando di passare un colpo di spugna che rischia di far ricadere sulla collettività il pagamento di questi prestiti incagliati, non perdendo di vista l’organo della banca che li ha autorizzati.

Riguardo all’obiettivo “crescita” la dinamica delle nuove imprese che nascono e si espandono è un fattore determinante per la crescita e la produttività, questo processo viene facilitato da un contesto regolatorio e normativo favorevole al livello nazionale. In questa ottica si comprende immediatamente perché l’istruzione, la riqualificazione, la riconversione, la formazione continua debbono andare di pari passo con le altre riforme strutturali, quindi con la flessibilità, la riduzione degli oneri burocratici, in sostanza le competenze individuali debbono diventare parte integrante del processo di riforma strutturale, cosa che invece spesso si dimentica e si cerca di farla passare in secondo piano.

Il Presidente della BCE poi denuncia che in Italia vi è una concentrazione di micro-imprese la cui produttività è nettamente inferiore alla media e a questo contribuisce anche una regolamentazione che incentiva queste imprese a rimanere piccole. Come Popolari riscontriamo molte difficoltà ad individuare quali sono le normative che incentivano queste imprese a rimanere piccole.

E’ giunto il momento che anche la BCE, se vuole partecipare a costruire una Unione Europea forte, prenda atto della diversità socio economica dei Paesi che appartengono alla Unione, cercando di valorizzarne le risorse esistenti con meno ricorso a formule econometriche.

Il Presidente della Bce deve cominciare a considerare anche gli altri fattori che incidono quotidianamente sulla qualità della vita delle persone, che rappresentano la realtà e non proiezioni anche se sostenute della migliore buona volontà, questi fattori sono: le differenze nei limiti di inflazione, le differenze sulla produttività media di alcun Paese; la differenza della pressione fiscale che le imprese sopportano; le differenze tra gli stipendi dei lavoratori dei vari paesi e il livello delle prestazioni sociali che hanno in cambio.

Se la BCE sarà capace, attraverso gli approcci istituzionali, di “limare” queste differenze che sono a fondamento della situazione attuale per cui non è pensabile una Europa con “creditori permanenti e debitori permanenti”, sicuramente riusciremo a superare la crisi che ci attanaglia soprattutto nell’area del mediterraneo.

 

 


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