Corrado Tocci

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Movimento Studentesco

Il grande merito del Movimento Studentesco è stato quello di aver “aperto la coscienza” a valori come la partecipazione e la solidarietà. Nel dopoguerra l’abbandono delle campagne da parte di intere famiglie ha rappresentato un trauma per intere generazioni, le quali, spinte dalla forza della disperazione, nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, erano concentrate solo ad arrivare alla fine del mese, con l’obiettivo di pagare l’affitto e avere i soldi per mangiare.

Una cultura della sopravvivenza in cui la solidarietà non andava oltre il pianerottolo di casa. Questo modo di vivere faceva passare in secondo piano tutti gli aspetti sociali collegati alla partecipazione e alle forme di solidarietà allargata.

La partecipazione al Movimento Studentesco, sfrondata da una serie di aspetti massimalisti non funzionali al movimento ma ad altre forze prettamente ideologiche, ha rappresentato una “buona bottega di “scuola sociale” molto democratica, delle volte logorroica, ma capace di far prendere coscienza della realtà e del nuovo che avanzava.

Fucina di questo neo-popolarismo studentesco era il quartiere romano di San Lorenzo dove era sorti circoli studenteschi e si ciclostilavano volantini senza tregua che venivano poi distribuiti in tutte le scuole romane.

 

Molti di noi hanno fatto proprio l’insegnamento di Paolo VI che considera la politica “come la più alta espressione di carità”. Ci sentivamo cittadini al servizio del proprio territorio, gratuitamente, onestamente, con spirito di servizio, mettendo a disposizione le competenze di ciascuno per costruire una comunità.

 

 


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