Corrado Tocci

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Quantitative Easing BCE

Quantitative Easing, Zattera o Cavallo di Troia ?

Da oggi la Banca Centrale Europea comincia a sostenere la politica economica degli stati acquistando titoli nel tentativo di far risalire l’inflazione all’interno dell’eurozona.

Come italiani questa scelta della BCE ci fa tornare alla mente quel giorno del 1981 quando il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, con una lettera al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, annunciava la separazione tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia.

Da quel momento l’Italia rinunciava alla sovranità monetaria. La Banca d’Italia non era più obbligata ad acquistare i titoli rimasti invenduti emessi dal Ministero del Tesoro. Il Ministero del Tesoro offriva poi questi titoli al libero mercato pagando interessi più alti per renderli più appetibili. In quel modo si è accelerato l’aumento del debito pubblico con tutte le ricadute negative sulle imprese e sulla occupazione giovanile.

La politica della BCE prende atto di quanto sia ingiusto l’attuale sistema finanziario internazionale che permette al Paese forte di ridurre il tasso di interesse sui titoli emessi, dato che ha meno bisogno di attirare capitali, e pagando meno interessi può fare più investimenti diventando sempre più forte, mentre il Paese più debole pagando interessi sempre più alti si avvita in una crisi senza fine. Questo è il caso dell’Italia del 1992 con il Governo Amato dove gli italiani furono chiamati a fare sacrifici immensi che sono serviti solo ad arricchire alcuni finanzieri speculatori.

La scelta di Mario Draghi cerca di ripercorrere la vecchia strada di quando i debiti degli Stati venivano coperti con emissione di moneta da parte della Banca Centrale del Paese interessato, anche se l’acquisto dei titoli non avverrà sul mercato primario, ossia partecipando ad aste di collocamento, ma solo sul mercato secondario per non violare il divieto di finanziamento monetario.

Questa scelta di politica economica ha sì l’obiettivo di superare la stagnazione ma all’atto pratico “taglia gli artigli” ai finanzieri speculatori che si arricchiscono quando il cittadino medio diventa più povero.

La decisione di far durare questa sperimentazione solo diciotto mesi sicuramente dovrà essere rivista, portandola almeno a trentasei mesi, se si vuole veramente ridare uno scossone ai consumi e allo sviluppo, gli introiti fiscali dei vari Paesi debbono essere destinati alla crescita e non all’impinguare le già grasse casse degli speculatori finanziari.

Se al contrario il “Public Sector Purchase Programme” conosciuto come “Quantitative Easing” si fermasse alla prima fase, questo programma da “zattera” di salvataggio dell’economia si potrebbe trasformare in un “cavallo di troia” che permetterebbe a degli speculatori di acquistare per un tozzo di pane beni immobili ed industrie dei vari paesi indebitati.


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