Corrado Tocci

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Un’epoca bisognosa di ecologia: Umana, Sociale, Ambientale

Quando sentiamo parlare di ecologia ci sovvengono alla mente termini come: pulizia, correttezza, congruenza. Concetti che normalmente dovrebbero guidare il vivere quotidiano.

La vita è un dono, accordatoci senza nessun merito da parte nostra: un atto di fiducia compiuto nei nostri riguardi. Quindi la questione etica fondamentale è la seguente: come ci comportiamo di fronte alla fiducia riposta in noi? Percepiamo nella vita un bene che non ci appartiene e di cui non possiamo disporre a nostro piacimento? Siamo convinti che prima o poi dovremo rendere conto del modo in cui abbiamo gestito questa meraviglioso beneficio?

Queste riflessioni evidenziano come l’ecologia umana è evidentemente il problema al centro dell’ecologia.

Dall’ecologia della natura, che è stata fin dall’inizio la prima ed esclusiva preoccupazione della nuova scienza, pur senza dimenticarla in nessun modo, dobbiamo passare all’ecologia umana e darle oramai la priorità, tanto più che le sue ripercussioni sull’ecologia in generale sono basilari.

Mentre oggi siamo molto preoccupati della distruzione irrazionale dell'ambiente naturale, siamo altrettanto distratti dall'accordare tutta l'attenzione riguardo alla distruzione ancora più grave dell'ambiente umano. Ci si sforza, continuamente, di salvaguardare gli habitat naturali delle differenti specie animali minacciate di estinzione, ma ci si impegna troppo poco nella salvaguardia delle condizioni di vivibilità per una autentica ecologia umana.

Come mai non ci si rende conto che è lì che si trova la chiave di un’autentica ecologia della natura?

Si deve prendere atto che soltanto la promozione dell’ecologia umana potrà assicurare la crescita dell’ecologia della natura. In quanto nell’ecologia umana sono insiti valori etici e comportamenti responsabili.

C'è bisogno di una umanità cosciente, capace di dare risposte per una vita autenticamente umana a tutti i livelli, sia sul piano della vita personale che dei rapporti interpersonali e collettivi, compresi i rapporti con la natura che ci circonda.

Il degrado della natura si ripercuote sempre negativamente sulle condizioni di vita degli esseri umani soprattutto dei più poveri e dei più deboli.

La famiglia rappresenta il cardine dell’ecologia umana. I problemi che la riguardano sono sempre diversi e più complessi e comportano una serie di riflessioni sulle ricadute riguardo all’ecologia sociale.

La ecologia umana deve fare i conti con una serie di cambiamenti che la gente comune ha subito, come: la libertà di proliferazione lasciata in mano a società potenti, autorizzate a fare di tutto; il superamento selvaggio dei confini territoriali, che affligge la struttura culturale delle popolazioni, l’ambiente, le difese immunitarie.  

Rispetto a questi fenomeni globali gli organismi internazionali hanno e vogliono avere poca voce in capitolo. Fenomeni che comportano cambiamenti radicali nelle mentalità, per cui la solidarietà internazionale è considerata solo da alcune associazioni umanitarie, quando invece, un tempo, i sindacati e i partiti, espressioni popolari, si sentivano fortemente coinvolti.

Ecco il ruolo storico dell’ecologia sociale che ha il compito di ricostruire rapporti umani ad ogni livello sociale.

L’ecologia sociale ha il merito di mettere in rilievo: il degrado della vita in diversi ambienti umani nella società globalizzata, soprattutto nei Paesi detti emergenti ed in numerose periferie delle grandi città; così come l’interconnessione dei fattori che contribuiscono al degrado sociale.

L’ecologia sociale richiede delle mutazioni in profondità delle mentalità e delle strutture sociali, le quali hanno come parametri: la dignità di ogni essere umano e la solidarietà.

Tutto questo deve fare i conti con il problema delle strutture sociali e di come verranno organizzate, sicuramente incideranno positivamente o negativamente rispetto alla crescita integrale delle persone interessate.

Come sottolinea Giovanni Paolo II, esse possono facilitare o ostacolare la vita secondo la verità. Nel momento in cui " ostacolano la piena compiutezza di coloro che esse opprimono in diversi modi ", bisogna, dal punto di vista spirituale, considerarle come “strutture specifiche del peccato”. La sua conclusione è chiara: “abbattere tali strutture e rimpiazzarle con forme di convivenza più autentiche costituisce un compito che richiede coraggio e pazienza”.

Sono da considerare strutture del peccato tutte le strutture che hanno la loro origine: nell'assolutizzazione del profitto e del potere; o anche in certe forme moderne “d’imperialismo”, dove si nascondono vere forme di idolatria dei soldi, dell’ideologia, della classe e della tecnologia ".

Chi dice strutture del peccato suppone, per il fatto stesso, che queste strutture prendono origine dal peccato personale, che sono sempre collegate ad atti concreti delle persone, che le creano, e le consolidano e le rendono difficili da sopprimere. Sarebbe troppo facile evocare l’esistenza di queste strutture per considerarle come una specie di fatalità, per affermare di non poter far nulla, che la nostra responsabilità non è compromessa.

Certamente, siamo di fronte a un concetto teologico, che suppone, la fede nel Creatore, davanti al quale siamo responsabili ed al quale dobbiamo chiedere umilmente perdono di non vivere alla luce della sua parola. Ma, anche se solo i credenti si dovessero sentire direttamente coinvolti, per essi questa presa di coscienza è importantissima. Essa collega strettamente all'essenza della loro fede le loro responsabilità nella vita in società. Considerarsi cristiano e rendersi coscientemente e volontariamente complici allo stesso tempo delle caratteristiche in se peccaminose delle strutture del peccato è una contraddizione che richiede un percorso di conversione. Si tratta qui di una delle conseguenze pratiche più importanti dell'essenziale dimensione sociale della fede cristiana, troppo dimenticata nel passato.

L’ecologia sociale deve essere in grado di interpretare e concorrere alla soluzione del fenomeno massiccio e nuovo della esclusione, che richiede l’analisi dei vari contesti glocali unificati da certe caratteristiche strutturali: costruzioni recenti, ambiente collettivo, popolazione molto giovane, numero elevato di famiglie numerose, presenza imponente di stranieri, mobilità residenziale importante, tasso elevato di disoccupazione, fenomeni che perturbano la vita quotidiana.

Le spettacolari violenze collettive trasmesse dai mass - media nascondono le piccole violenze quotidiane che colpiscono permanentemente i singoli abitanti.

Le periferie in declino rischiano di diventare dei ghetti. Come affermava, Jean Baptiste Foucauld, “l’escluso lotta solo contro tutti, finché non le si tenderà una mano”. Nota, a giusto titolo che oggi l’urbanesimo, la mobilità geografica, l’instabilità familiare e l’individualismo crescente dei modi di vita hanno fatto sì che la società è carente. Il tempo richiede, che si entri nella logica dell’economia solidale per ricreare attività, guadagno e socializzazione; così, come ricercare forme nuove di partenariato solidale per lottare contro l’esclusione.

La disoccupazione è un problema posto tanto alla società quanto ai poteri pubblici. Il superamento della disoccupazione rappresenta l’aspetto principale per la concretizzazione dell’ecologia umana.

L’ecologia sociale è al centro dell’etica della creazione in quanto gerenza responsabile della società umana, che favorisce la solidarietà e l’armonia tra le sue diverse componenti, in direzione della crescita delle persone e nel rispetto della natura. Si tratta di una co-gestione, che implica la responsabilità di ognuno, anche se quello dei poteri pubblici è preponderante.

Quando Aristotele notava che la “cupidigia dell’umanità è insaziabile” e descriveva come, a mano a mano che ognuno dei nostri desideri è soddisfatto, un nuovo desiderio appare al suo posto, ha descritto la moderna società dei consumi.

Occorre tornare ad una cultura del durevole e della moderazione dei bisogni, la quale permette, non solo di preservare l’ambiente, ma di ritornare a ciò che è costitutivo della vera realizzazione umana: la famiglia, l’appartenenza ad una comunità, il lavoro ben fatto, il sentimento di avere una vita ben completa.

E’ profetico il monito degli anni ’80 del Club di Roma: “I nostri sforzi a favore di una società e di una economia mondiale durevolmente ben avviate saranno valide solo se i paesi industrializzati frenano la prodigalità del loro stile di vita riducendo il loro consumo (comunque, l’ambiente potrebbe obbligarli)”.

La teologia della gestione della creazione, pur mettendo l'accento sulla umanità stessa, non dimentica un solo istante la natura che la circonda e la sostiene, poiché la sua salvaguardia e promozione rappresentano uno dei compiti essenziali che vengono assegnati all’umanità. L’ecologia umana e l'ecologia sociale richiamano l’ecologia della natura, tre dimensioni essenziali ed interconnesse di quello che noi potremo  chiamare ecologia della vita.

 

CORRADO TOCCI SEGRETARIO POLITICO POPOLARI GLOCALIZZATI 


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