Corrado Tocci

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Una Europa senza cittadini

Tra la gente si fa sempre più strada la convinzione che questo tipo di Europa non ha niente a che fare con gli interessi di gran parte dei cittadini europei, soprattutto tra quelli che pensavano che in un momento di difficoltà potevano contare su di essa e che per anni avevano dato un consenso passivo alla classe politica nella speranza di futuri vantaggi economico-sociali.

Questo tipo di Unione è stata costruita non per volontà dei cittadini ma per volontà di una élite illuminata che con il tempo è stata sostituita da tecnocrati ed econometristi.

Questa sostituzione di visioni strategiche ha avuto fino a qualche anno fa un basso impatto con l’opinione pubblica europea finché non ci si è resi conto che le scelte e i relativi provvedimenti della Commissione europea, della Corte di giustizia e della Banca centrale europea incidono profondamente nella vita quotidiana, decisioni prese da organi che non hanno nessuna legittimazione democratica, e che come contraltare non è più sufficiente il ruolo svolto dal Consiglio europeo.

I cittadini si trovano di fronte una Europa fondata su tre pilastri, Organi tecnocratici, Consiglio e Parlamento. Ma la stabilità di questi tre pilastri è variabile a seconda degli interessi di un novello pangermanesimo.

 Questo tipo di Europa si è ben guardata dal coinvolgere i cittadini nelle forme di costruzione di una sussidiarietà verticale indispensabile per una Europa fondata su basi solide. Questa Europa è nelle mani di politici di professione e di portatori di interessi particolari, sostenuti da specialisti interessati che supportano questo castello dorato dove si amministrano miliardi di euro.

Una Europa “utilizzata” per anni come cimitero degli elefanti dei partiti nazionali, non poteva che esprimere una schiera di politici che essendo molto pragmatici non sono portatori della visione profetica della politica con la P maiuscola ma si fermano a iniziative “step by step” tipiche del un sistema produttivo. Una Europa dove i Commissari nominati dai vari Governi sono espressione di lobby e non dei cittadini.

Questi grandi limiti della visione politica,  figli di una “Unione monetaria concepita come pilastro portante di una costituzione economica che stimoli la libera concorrenza tra operatori di mercato, superando i confini nazionali e sulla base di regole generali vincolanti per tutti gli Stati membri”, con l’aggravante di un sistema privo dello strumento della svalutazione delle monete nazionali, considerato unitile in una unione monetaria, convinti che le differenze nei livelli di competitività tra le economie nazionali potessero essere colmate in modo automatico, stanno portando alla disgregazione del progetto europeo e alla nascita di aggregazioni regionali ottocentesche.

Ma il credere che la libera concorrenza può condurre ad equiparare i costi del lavoro tra i vari Paesi e può favorire uguali livelli di sviluppo, facendo a meno di politiche economico-finanziarie-sociali comuni, è pura utopia molto prossima alla demagogia. Anzi questa visione è stata causa dell’aumento degli squilibri strutturali presenti tra le economie dei vari Paesi.

L’attuale fase richiede uno sforzo di solidarietà politica che metta in secondo piano le decisioni sovrane di ogni paese adottate per settori significativi che vanno a vantaggio esclusivamente nazionale.

Questo tipo di Unione Europea ha paura della democrazia sovranazionale e si ferma alle questioni di indirizzo, rifiutandosi di parlare con i cittadini, accontentandosi di parlare con gli “addetti ai lavori”, nella speranza che costoro riescano a contenere il malcontento crescente.

Hanno ragione alcuni filosofi quando affermano che questa è una democrazia che si “conforma al mercato” e non alla gente.

Occorrono politici in grado di immaginare e proporre come può continuare ad esistere una Stato nazionale all’interno di una democrazia sovranazionale, che non ha niente a che fare con il sistema americano, uno stato che conserva la propria integrità territoriale nell’attuare disposizioni amministrative e nello stesso tempo è garante delle libertà civili dei propri cittadini.

Occorre un cambio di mentalità all’interno del Governo tedesco, che superi la visione egemonica che tanti lutti ha portato al popolo tedesco nell’altro secolo, solo il Governo tedesco ha la forza di proporre un cambio dei trattati in direzione della democrazia sovranazionale.

L’unificazione tedesca è figlia della costruzione di una Europa dei popoli e se il Governo tedesco oggi non è in grado di mostrare solidarietà agli altri popoli in difficoltà e si consoliderà l’dea che il suo unico obiettivo è quello di cavalcare i vantaggi della moneta unica, sul piano delle esportazioni e dell’abbassamento dei tassi di interesse pagati, a breve ripartiranno movimenti xenofobi anti tedeschi che rischiano di vanificare sessanta anni del sogno europeo.

 

Corrado Tocci – Segretario Politico Popolari Glocalizzati 


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