Corrado Tocci

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Bartolomeo Sorge

BARTOLOMEO SORGE S J, UN MAESTRO, UN CONOSCENTE, UN AMICO

Si è spento nello storico seminario Aloisianum della Compagnia di Gesù, a Gallarate, Bartolomeo Sorge, Anche lui come il defunto cardinale Carlo Maria Martini ha scelto questo luogo storico della compagnia, dedicato a San Luigi Gonzaga.

Il primo incontro con Padre Bartolomeo Sorge s.j. avvenne nel 1974, come giornalista dell’Agenzia Montecitorio ero stato accreditato al convegno conosciuto con il nome “I mali di Roma”, organizzato dalla Diocesi di Roma, guidata dal cardinale Ugo Poletti.

Don Luigi di Liegro era il responsabile organizzativo. Era il periodo che la città di Roma, con la Giunta guidata da Clelio Darida, si interrogava su come risolvere il problema del gran numero di “borghetti”, formati da baracche dove abitavano le persone che una volta immigrate a Roma non avevano trovato un lavoro stabile e si erano arrangiate a vivere in un alloggio di fortuna in attesa di tempi migliori.

I borghetti iniziavano da prima del ponte delle Valli, visino alla strada statale Salaria, per proseguire sulla Nomentana, in prossimità del greto dei fiumi, lungo tutte le mura dell’acquedotto romano per terminare al borghetto prenestino.

Con gli inizi degli anni 70’ la crisi occupazionale, pesante il tutto il Paese, a Roma si faceva sentire ancora di più, in quel periodo la occupazione romana era, soprattutto collegata alle imprese dei cosiddetti “palazzinari”, imprese di costruzione tanto vituperate, ma che permisero i migliaia di famiglie di avere un reddito e di comprarsi una casa.

Fu quella l’occasione per conoscere padre Sorge s.j, e la sua attività come direttore della Civiltà Cattolica.

Con la mia nomina a segretario della Associazione Cristiana Artigiani Italiani ci siamo un po’ “persi di vista”. Ho rincontrato Padre Bartolomeo quando la Conferenza Episcopale Italiana decise di favorire la costituzione di scuole di formazione politica nelle varie Diocesi italiane.

Nel 1986 “per meglio rispondere alle crescenti necessità di sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno i gesuiti italiani decidono di potenziare il Centro Studi di Palermo fondando l’Istituto Arrupe per la formazione di uomini e donne che, avvertendo la vocazione a impegnarsi per il bene comune, desideravano coniugare rigore etico e seria preparazione professionale”, padre Bartolomeo terminato nel 1985 il suo incarico di direttore di Civiltà Cattolica, assunse la direzione dell’Istituto Padre Arrupe.

Nella seconda metà degli anni 80’ la città di Palermo si trovava ad affrontare una situazione sociale molto complessa, che culminò con l’omicidio nel 1988 del Sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco.

In quegli anni la Diocesi di Palermo era retta dal Cardinale Salvatore Pappalardo, il Consiglio Pastorale aveva deliberato di avviare una scuola di formazione politica, accompagnai mons. Fernando Charrier a Palermo, che doveva illustrare il contributo che l’Ufficio nazionale poteva dare alla Diocesi nella fase di avviamento.

In un convento di suore tra Palermo e Monreale una sera è sorta la scuola di formazione politica palermitana.

Il giorno seguente mons. Charrier ha incontrato padre Sorge s.j., durante l’incontro c’è stato uno scambio di opinioni franco, ma non convergente sul ruolo che avrebbero dovuto svolgere le scuole di formazione politica.

Nel 1987 con la costituzione di un Istituto di Ricerca e Formazione con sede nel mezzogiorno a Palermo e Messina ci siamo incontrati spesso, portando avanti ruoli diversi, abbiamo, però, sostenuto insieme le iniziative sociali e politiche, come “Città per l’Uomo” che avrebbero favorito l’uscita della Sicilia dall’impasse sociale in cui si trovava.

Terminato il suo incarico come direttore del Centro Padre Arrupe padre Bartolomeo è tornato a Milano a dirigere la Rivista Aggiornamenti Sociali.

Ci siamo rincontrati a Milano grazie ad un comune amico Franco Mangialardi che aveva per anni coordinato il Centro Sociale Ambrosiano.

Verso la fine degli anni 90’ cominciammo a prendere contezza che la fase di “mani pulite” aveva fallito il suo obiettivo, lasciando sul campo un Paese frantumato e diviso, senza avere inciso sulle debolezze del sistema, anzi, si intraveda un allargamento dei fenomeni ai quali si era cercato di mettere un argine.

La disintegrazione di partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano aveva lasciato orfani sul territorio moltissime “realtà” che avevano operato sempre correttamente ed erano rimaste punti di riferimento del territorio.

Facendo nostro il motto “vino nuovo in otre nuovo” su iniziativa di Franco Mangialardi, con il sostegno spirituale di padre Bartolomeo Sorge s.j., insieme ad altri amici costituimmo il movimento “Area Popolare Democratica”. Franco Mangialardi riteneva che APD avesse la “funzione di far emergere luoghi politici che avrebbero dovuto porsi l’obiettivo di un riformismo moderato e popolare, per modernizzare il Paese e non disperdere i valori risorgimentali, liberal-democratici, del cattolicesimo democratico, in una parola, i valori su cui si fonda la Carta Costituzionale. Il tutto coniugato con le problematiche dell’uomo e della donna di oggi”.

La esperienza di APD si concluse malamente con la partecipazione alla costituzione della “Rosa Bianca” utilizzato da alcuni come strumento per garantirsi una continuità politica personale.

Si deve riconoscere a Padre Bartolomeo Sorge che ha rappresentato sempre, il “faro” per moltissimi di noi. Tuttavia Padre Sorge, ha voluto sempre conservare la propria autonomia di sacerdote e gesuita e ha, giustamente, rifiutato di essere confuso con le scelte che i laici di volta in volta facevano.

Corrado Tocci


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